TESTI CRITICI
2008 Vera Maria Carminati sulle opere esposte nella collettiva “l’amore è un cane che viene dall’inferno”
…i primi anni, la formazione, la violenza subita come cifra di una condanna già consumata, come un brutto film da cui non si riesce ad uscire? Frammenti e istanti ritagliati da Giorgio Del Basso negli schemi perfetti di cornici preconfezionate dove vedersi vivere. Oppure il desiderio mai sopito “irresponsabile e negativo di non essere mai uguali a loro” … mai come quelli che non sopportano la vita, le sue contraddizioni, che cercano di correggerla e addomesticarla. …
2006 Valeria Vaccari per la mostra collettiva “America”
Sembrano album fotografici di famiglia le opere con le quali Giorgio del basso riflette sulla pena di morte attraverso citazioni cinematografiche che si confondono con la storta realmente accaduta.
Nell’opera dal titolo Frida, l’artista ci presenta la storia della pittrice Frida Kahlo, segnata dalla malattia e dal dolore eppure eccellente interprete della cultura messicana del novecento.
2005 Sandra Nava per “Celluloidee 2005”
Giorgio Del Basso tra gli interpreti storici della rassegna, con una specifica attitudine per la ricerca cinematografica nel proprio lavoro, indaga per donne sulla dura vicenda di “Magdalene” con una proposta multimediale ispirata alle vere magdalene houses irlandesi, collegi riformatori cattolici dove anche in anni recenti molte giovani donne finivano rinchiuse. I violenti contrasti del film suggeriscono all’artista ideazioni di profonda eticità che possono portare a confondere l’idoneità d’ogni messaggio spirituale con il medievale fondamentalismo dell’odio verso la creatura umana e la vita.
2004 Sandra Nava per “Celluloidee 2004“
Giorgio Del Basso del gruppo originario di Celluloidee, ritorna in quest’edizione idealmente accanto alla figura del padre Luigi, in un’installazione che prendendo spunto dai film di Montaldo (Sacco e Vanzetti) e di Amelio (Lamerica), è insieme testimonianza e denuncia dei tratti dispotici e intolleranti che ogni forma di potere porta con se. Un forte momento di riflessione su tematiche che non hanno epoca né periodo storico e che possono coinvolgere le giovani generazioni così come sconvolsero quelle del passato.
2001 matthew broussard
L’arte contemporanea viaggia spesso per vie oblique. Talvolta la ricerca di nuove forme e linguaggi rischia di oscurare la chiarezza etica. Per fortuna qualcuno ogni tanto dice chiaramente “Il Re è nudo!”
L’opera “Eitiinsenz” di Giorgio Del Basso parla con un linguaggio diretto ed inequivoco: un penny per ogni bambino affamato. Il fatto che il messaggio è così chiaro nulla toglie allo spessore del’opera. Che ne direbbe Abraham Lincoln, raffigurato sulla moneta americana? Colui che ha abolito la schiavitù negli Stati Uniti avrebbe potuto immaginare le sue forme meno esplicite
2000 Sandra Nava e Angelo Signorelli per l’insatallazione ‘Dead man walking’ – “Celluloidee 2001”
Giorgio del basso: milanese del ‘61, presente dai primi anni novanta in spazi italiani ed esteri con opere e installazioni multimediali di metaforica ambiguità e forte denuncia sociale sul filo di una lucida ironia, dissacrante e provocatoria. presenta “il Sacro è profano” installazione ispirata al film di Tim Robbins “Dead man walking” , presa di posizione coinvolgente contro la pena di morte attraverso una metafora d’iconografia religiosa.
Sandra Nava
[...] Il sacro è profano di Giorgio Del Basso, veglia di una delle ultime immagini del film “Dead man walking” di Tim Robbins, incorniciata da una preziosa cornice dorata, mentre sul pavimento tanti lumini accesi compongono le parole che danno il titolo all’opera. Il richiamo ad antiche raffigurazioni della passione di Cristo è evidente; un singolo fotogramma riprodotto e ingrandito evoca lo spirito di tragedie che hanno accompagnato e tutt’ora sono parte della storia dell’uomo.
Angelo Signorelli
1998 Cezar Antonio Elias in occasione della Mostra Personale presso la Gallerie IBEU, Copacabana e Madureira – Rio de Janeiro, Brasile: “Objetos”
Objetos, Galerias do IBEU, Copacabana e Madureira Rio de Janeiro [1998]
‘Today’s artist is much influenced by ideas bom of modern psychological research, by psychoanalysis and the general emphasis on the unconscious and the sub-unconscious’. (Artistic Creativity – Carl Holty 1959 – Science and Art – Bulletin of the Atomic Scientists)
Giorgio Enrico Del Basso, born in Milan (1961), is an Italian sculptor. He studied sculpting at the Civic School of Monza and he has not allowed himself to become involved in ‘Trends, ” always retaining, rather, his individual characteristics. A frequent exhibitor of his works in group and one-person showings since 1991, he was awared First Prize in Sculpture (Ferrara, Italy) in 1994.
Del Basso seems to follow Le Corbusier’s dictum.- “Le Grand Art vit de moyens pauvres” (L’Art decoratif d’aujourdhui – 1925 ~ Paris).
Attracted to the Arte Povere, by utilizing rusted, discarded, simple and familiar objects no longer serviceable, participants in our daily life~frying pan, clothes iron, watering can, etc – he creates, through these human necessities, an environmental codification that rejects the classical connotations of a nostalgic anthropomorphic, metaphysical and transcendental sculpture. Conscious of his poetic proposition, which encompasses the reality-lyr¡cism binomial, he sets the object in its individual context. For this reason, he considers himself an “scultore dell’oggeto” : a sculptor of the object.
Constantly concerned with the aggressive and conflicting existential problem that dominates our psychic and physical development, in his restoration of the objects, he seeks a disturbing and spurring past, incorporated in our anguishes, pleasures, and joys.
Then come the cutting and sewing (“For he maketh sore, and bendeth up: he woundeth, and his hands make whole.” Job, 5.-18). Naturally, the sutures do not possess the delicateness of those rendered by the skillful hands of a surgeon; nevertheless, they do reflect the full force of the artist.[ We are dealing with] a no longer serviceable object, whose “cut symbolizes the metaphoric wound that 1 discovered in my first analysis, but which i suppose exists in each one of us at the anima-unconscious-spirit level (Del Basso).
The object, in its static, monolithic posture, is in itself its own explanation and transfers itself to man, whose wounds, which underlie his conflicts and aggressivity, accelerate his defense mechan¡sms in the constant pursuit of survival.
It is man encombrè‚ – encumbered – who, in isolation, seeks reflection, peace and, perhaps, happiness.
‘Art is the extemalization of interior dimension – emotional, physical, intellectual and perceptual. ” (Marcia Tucker, Shared Space – Contemporary Sculpture and its Environment – 200 Years of American Sculpture – 1976).
Cezar Antonio Elias October, 1998
Giorgio Del Basso ha studiato scultura alla scuola civica Paolo Borsa di Monza e sta ottenendo un successo per le sue opere originali, che si ricollegano – idealmente – ma con una propria interpretazione personale, al gruppo inglese “Art and Language”.
L’arte concettuale ha avuto il suo momento di notorietà nel pittore J. Kossuth, per la dinamica astratto-teorica, e più avanti con Burn, Burgin, Kirili, Prini ecc. fino a lasciarsi coinvolgere dalla “Land Art” e dall’ “Arte Povera”.
Giorgio Del Basso ha recuperato taluni motivi, giostrando poi sull’immagine, recependo l’oggetto del “ready-made” di Duchamp, non come paradosso ed ironica polemica del prefabbricato, ma operando una formulazione mentale dell’oggetto che acquista così una intima valorizzazione primaria – specie nell’ assemblage – e si stacca dal manufatto.
E’ una nuova poetica del Dada, perché l’artista in questione rifiuta l’oggetto sottoposto ad una mercificazione contrattuale, ma, optando per una diversa dimensione attraverso il gesto e la manipolazione, si colloca su di un piano artistico vivente.
Tutte le sculture che Giorgio Del Basso ha elaborato, provengono da materiali poveri tratti dal quotidiano di tutti i giorni, per dimostrare a fondo l’ambiguità dell’esistenza ed i parametri di osservazione dell’occhio critico.
Il suo messaggio metalinguistico coinvolge l’operatore culturale in una realtà concreta. Ove il referente è tra la forma e la funzione, l’autenticità del significato (ch’è un altro processo della materia) e la potenzialità della vita. La rottura del circolo aproblematico avviene nella scultura come una folgore: infatti ogni opera è un “ideogramma” che si lascia interpretare.
In questo senso non esiste tradizione , bensì differenza storica che grava e si attacca all’attualità della civiltà dei consumi, come documento polemico.
Giorgio Del Basso si identifica ad una mimesi del concetto, entrando in una famiglia di usi e di significati, che il filosofo Wittgenstein aveva sollecitato come problematica del linguaggio, in cui il carattere neo-empirico della struttura rientra nella raffigurazione logica del mondo; pertanto, anche la scultura creata dall’uomo è una raffigurazione della totalità del pensiero, quindi è un fatto del mondo. La forma degli oggetti è quindi l’insieme dei modi determinati in cui si possono combinare e associare.
Poiché l’uomo e topologicamente sociale , ne scaturisce che anche gli oggetti, rivitalizzati e dinamicizzati, vengono sublimati da una continua ambiguità , a seguito della manipolazione esercitata dall’artista, per aprirsi ad una continua fruizione, variando l’angolo della cognizione e della interpretazione. Giorgio Del Basso ha saputo essere lirico, concretizzando forme nuove.
Dr. Antonino De Bono 1993
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