Nel mio quartiere nessuno è straniero
Installazione per la mostra collettiva Contact
a cura di Sit Art: Angelo Caruso e Jacquuline Ceresoli
parole impresse su tessuti – dimensioni variabili – 2006


di giorgio del basso
Nel mio quartiere nessuno è straniero
Installazione per la mostra collettiva Contact
a cura di Sit Art: Angelo Caruso e Jacquuline Ceresoli
parole impresse su tessuti – dimensioni variabili – 2006





frame su alluminio, capelli umani, oggetti
2005
Giorgio Del Basso tra gli interpreti storici della rassegna, con una specifica attitudine per la ricerca cinematografica nel proprio lavoro, indaga per donne sulla dura vicenda di “Magdalene” con una proposta multimediale ispirata alle vere magdalene houses irlandesi, collegi riformatori cattolici dove anche in anni recenti molte giovani donne finivano rinchiuse. I violenti contrasti del film suggeriscono all’artista ideazioni di profonda eticità che possono portare a confondere l’idoneità d’ogni messaggio spirituale con il medievale fondamentalismo dell’odio verso la creatura umana e la vita.
Sandra Nava per “Celluloidee 2005”
mostra tenutasi presso il chiostro Minore di Sant’Agostino
in Bergamo alta dal 11 Giugno al 12 Luglio 2005
Rigira l’Arte
Milano, 5 giugno 2005
percorsi urbani di viabilità artistica
a cura di Sit Art
Angelo Caruso e Jaqueline Ceresoli


Il treno fantasma – video installazione
tra passato e presente
mostra personale
Gheroartè
Corsico (mi)
2005


Arte all’aria
installazione presso Piazza Mercanti (MI) – A cura del C.C. Bertolt Brecht – 2004


Eitiinsenz
Eitiinsenz è il titolo dell’installazione che Giorgio Del Basso ha allestito alla pocket gallery.
Aprendo un cassetto si estrae un’immagine di bambini africani denutriti.
Aprendo l’altro si estraggono 18 cents e cioè il costo giornaliero che aiuterebbe ognuno di loro a sopravvivere.
“Con questo lavoro voglio denunciare due realtà – il nord del mondo, ricco e opulento, ed il sud, sempre più povero – in aperto conflitto che la globalizzazione allontana sempre più.”
Giorgio Del Basso 2001

Contemporary art often takes obscure paths. Somtimes in the search for new forms and languages is in danger of suplanting ethical clarity. Luckily, someone occaisionally has the courage to stand up and say ” The Emperor has no clothes!”
The work “Eitiinsenz” by Giorgio Dal Basso speaks in direct and unequivocable terms: one penny for each starving child. The fact that the message is so clear belies its depth. What would Abraham Lincoln, depicted on the penny (the most worthless of all American currency) have to say? Could the man who abolished slavery in the United States have imagined its less explicit forms?
L’arte contemporanea viaggia spesso per vie oblique. Talvolta la ricerca di nuove forme e linguaggi rischia di oscurare la chiarezza etica. Per fortuna qualcuno ogni tanto dice chiaramente “Il Re è nudo!”
L’opera “Eitiinsenz” di Giorgio Del Basso parla con un linguaggio diretto ed inequivoco: un penny per ogni bambino affamato. Il fatto che il messaggio è così chiaro nulla toglie allo spessore del’opera. Che ne direbbe Abraham Lincoln, raffigurato sulla moneta americana? Colui che ha abolito la schiavitù negli Stati Uniti avrebbe potuto immaginare le sue forme meno esplicite
matthew broussard
La pocketgallery è una galleria in miniatura inventata dallo scultore americano Matthew Broussard ed è composta da due cassettini estraibili racchiusi in un cofanetto che sta nel palmo di una mano.
Il lavoro che ho presentato in occasione della mostra collettiva “Celluloidee” è ispirato dal film di Marco Bechis Garage Olimpo che narra degli anni bui della dittatura in Argentina dal 1976 al 1983.
Una diapositiva di uno scorcio di mare delle coste argentine è proiettata sul muro. E’ l’immagine che apre e chiude il film: i prigionieri politici venivano caricati sugli aerei e gettati in mare ancora vivi.
Una obliteratrice aziendale; sui cartellini sono segnati i dati della feroce repressione. E’ sconvolgente il fatto che gli aguzzini sono inquadrati come impiegati che ogni giorno timbrano il cartellino: la tortura intesa come pratica quotidiana per estorcere informazioni all’opposizione.
Del filo spinato è sparso per tutto l’ambiente, metafora dei campi di concentramento.
Una radio manda in onda una partita di calcio dei giorni nostri; anche le torture e gli assassinii continuano ad essere praticati in Argentina.
E’ una partita ancora aperta e l’arbitro non vuole fischiare la fine.
Giorgio Del Basso 2001




Il sacro è profano
Il sacro è profano è una contraddizione. Apparente.
Con il mio intervento voglio mettere in evidenza le contraddizioni di regimi “democratici” che praticano la pena di morte come strumento di giustizia, pulizia sociale.
L’immagine è tratta dal film dead man walking di Tim Robbins che narra la storia veramente accaduta a Mattew Poncelet un bulletto strafottente della provincia americana. In questa scena il lettino di morte su cui è coricato il protagonista viene alzato in modo da poter vedere, ed essere visto, attraverso un vetro dai genitori delle vittime da lui stuprate e assassinate. Ai lati del lettino due poliziotti (i due ladroni) osservano la scena: e’ una crocifissione. Anche se invece di un innocente viene giustiziato il carnefice. Quindi l’immagine sacra è profana.
Poliziotti —-> Ladroni
Assassino —-> Gesù
Alla fine chiede perdono e, a sua volta, l’assassino diventa vittima, della società’.
Giorgio Del Basso 2000


Cellulo-idee 2000
Giorgio del basso: milanese del ‘61, presente dai primi anni novanta in spazi italiani ed esteri con opere e installazioni multimediali di metaforica ambiguità e forte denuncia sociale sul filo di una lucida ironia, dissacrante e provocatoria. presenta “il Sacro è profano” installazione ispirata al film di Tim Robbins “Dead man walking” , presa di posizione coinvolgente contro la pena di morte attraverso una metafora d’iconografia religiosa.
Sandra Nava
[...] Il sacro è profano di Giorgio Del Basso, veglia di una delle ultime immagini del film “Dead man walking” di Tim Robbins, incorniciata da una preziosa cornice dorata, mentre sul pavimento tanti lumini accesi compongono le parole che danno il titolo all’opera. Il richiamo ad antiche raffigurazioni della passione di Cristo è evidente; un singolo fotogramma riprodotto e ingrandito evoca lo spirito di tragedie che hanno accompagnato e tuttora sono parte della storia dell’uomo.
Angelo Signorelli